Dagli al “Grillino”!

Si respira aria nuova nelle federazioni sportive di tutta Italia, finalmente un nuovo sport di carattere nazionale si sta imponendo su tutto lo stivale: la caccia al grillino.

Le regole del gioco sono molto semplici:

  • individuare un grillino per strada, al lavoro, su twitter, su facebook ed in rete
  • Verificare che non sia effettivamente un candidato eletto in qualche istituzione, tanto per evitare eventuali problemi con la polizia giudiziaria
  • Sfidarlo al “singolar tenzone”: qui per ora non si registrano contatti fisici ma solo scontri dialettici.

L’associazione dei medici locali ha già individuato alcuni problemi di salute che potrebbero manifestarsi causa stress da “attacco al grillino”, è preferibile  pertanto che si dia la caccia al malcapitato di turno intorno ai palazzi del quartiere dalle ore 20:00 alle ore 21:30, in minor assenza di polveri sottili sollevate per aria.

Da quando si è imposto all’opinione pubblica e, soprattutto, nelle sedi istituzionali centrali  l’enorme successo elettorale del Movimento 5 Stelle, si assiste alla ricerca incessante del nuovo “Nemico Pubblico”, una sorta di mantra di cui buona parte dell’elettorato ha una assoluta necessità al fine di avere argomentazioni da stadio su cui esercitare la pratica sportiva di cui sopra e sentirsi in grado di affrontare qualunque problema della propria esistenza, purchè vi sia un grillino di turno da bersagliare come causa di tutti i mali. Facciamo alcune considerazioni sulle principali varianti di questa nuova affascinante pratica sportiva che raccoglie numerose tipologie di adepti, ognuno con le proprie peculiarità, tutti comunque con i requisiti necessari per una imminente competizione olimpica.

Il Bersaniano

Il Movimento 5 Stelle nasce intorno alla metà degli anni 2000, grazie all’ormai noto blog di Beppe Grillo che accentra su di sé determinati interessi rivolti alle problematiche locali: nascono i gruppi sul territorio, poi MeetUp, poi liste civiche ed il resto lo conosciamo. Mai da allora fu detto qualcosa di diverso che non rivendicare la più totale autonomia ed indipendenza dai Partiti tradizionali, quindi nessuna alleanza fin dalle liste civiche per arrivare al MoVimento; ne tantomeno è stato dichiarato recentemente il contrario o accennata qualche ipotesi diversa o aperto qualche spiraglio a larghe intese, strette, oblique ed anche diagonali (non so come siano ma devono essere complesse, molto). Eppure il Movimento è irresponsabile, quindi il grillino va attaccato perché impedisce che nasca il governo del Partito Democratico. La disciplina in questione è particolarmente cara all’elettorato di sinistra, area PD. Se poi alle primarie ha votato Bersani, allora il match con il grillino diventa tosto, il “Bersaniano” è l’avversario più pericoloso e arrabbiato. Evitare di trovarsi da soli con un “Bersaniano” alle 3 di notte è un dovere morale e sociale.

Il Vendoliano

Se durante la campagna elettorale il grillino ovviamente sosteneva il MoVimento 5 Stelle, dall’altra vi erano i sostenitore di SEL, il partito del governatore di Puglia che ora è finalmente riuscito a cumulare  la carica di parlamentare e governatore, quello che non si è accorto dei problemi dell’ILVA di Taranto per intenderci. I personaggi in questione allora attaccavano il grillino, ora invece adottano un atteggiamento più ammiccante, figlio delle dichiarazioni del loro leader Vendola, che con fare quasi affettuoso e rispettoso vuole guardare verso Grillo. La sfida qui si gioca sul detto non detto, fatto non fatto, ti vedo non ti vedo, ed il “Vendoliano”, sull’orlo di una crisi di nervi, vorrebbe ma non può. Meglio evitarne il corteggiamento politico e ricordargli che ha giurato fedeltà al “Bersaniano” di cui sopra.

Il Puritano

Il Movimento 5 Stelle, fin dalle sue origini, ha fatto della riduzione dei costi della politica una delle sue principali battaglie, insieme alle più generali linee guida delle “5 stelle” (Acqua pubblica, mobilità, sviluppo, connettività e ambiente). E laddove è presente nelle istituzioni lo sta dimostrando con i fatti, come in Sicilia ma come anche a Roma, dove è già stato definito l’ammontare del compenso ai cittadini eletti in Parlamento. Come anche la rinuncia ai rimborsi elettorali, che peraltro sono una cifra che supera i 40 milioni di Euro. Su questo punto si gioca la partita più dura per il grillino che si trova contro tutti: la tendenza è attaccare al fianco,  sui rimborsi spese che sono ancora presenti, che alla fine non sono poi molti gli emolumenti cui rinuncia, che i soldi in politica servono altrimenti c’è il rischio che la politica la facciano solo persone con i soldi, magari con le televisioni,  con dei legami poco chiari (?) etc…

Entra in scena il Puritano, al limite del voto di castità e di povertà in pieno stile francescano, il più tosto, colui il quale sostiene che l’attività istituzionale dei “grillini” in realtà è troppo retribuita, che non basta ridurre i costi della politica di milioni di euro. Si tratta in genere di un elettore del centro sinistra, anche montiano, o che magari non ha votato e che non si è accorto che nessun altro partito ha fatto nulla di simile. Questo è lo scontro più difficile perché è un confronto impari tra chi è munito di apparato celebrale medio e chi ne ha una parte lievemente cristallizzata. La corsa intorno al quartiere in questo caso non è sufficiente e le polveri sottili fanno da Vicks Vaporub. Fuggire è la soluzione preferibile prima di rischiare una vita da mormone in qualche cascinale dell’Aspromonte.

Il Renziano

Le primarie del PD ci hanno consegnato l’uomo della Leopolda, che non è la fidanzata del Renzi ma un centro convegni. Il “Renziano” è decisamente lo sportivo più tonico, con una chiara rivendicazione intellettuale e di superiorità, trova nel grillino un problema da eliminare ma con molta astuzia, facendo ben attenzione che il messaggio di rinnovamento si possa riciclare nel mondo del Partito Democratico. Il Renziano suddetto tende a duellare con il grillino attaccandolo dal retro, senza necessariamente smontarlo ma piuttosto mettendone a nudo i limiti. Della serie il potere logora chi non lo ha e per ora il renziano “rosica” parecchio.

Al grillino in questo caso è concesso uno scontro su terreno neutro e tendenzialmente si conclude con una dialettica accesa ma ricca di termini da intellettuali, per il Renziano comunque ora c’è una eccellente alternativa ai berlusconiani per pavoneggiarsi di quanto è competente, stratega e pronto a governare.

Teme fortemente il santino di D’Alema che funge un po’ come da “kriptonite” per il buon vecchio Superman.

Il Berlusconiano

Non pervenuto, tranne alcuni rari assembramenti di gruppi di persone con gli occhiali scuri scambiati pià per “Men In Black” che seguaci del Cavaliere. I pochi tendono ad apprezzare il grillino per aver bloccato la sinistra, dall’altra ora lo vorrebbero togliere dai piedi perché potrebbe creare problemi, troppi problemi….

Subdolo.

Gli altri

La tipologia è estremamente variegata, in questo caso il grillino deve muoversi circospetto, “L’altro” è in agguato e a seconda della dichiarazione dei giornali del momento potrebbe volerne la testa per un sacrificio al tempio di Antas in Sardegna, insieme a Cannonau e pecorino, oppure festeggiarne le scelte politiche con una festa sulle spiaggi di Rimini.

Ci sono altre varianti dei vari praticanti di questo affascinante sport ma sono riconducibili alle tipologie principali; al grillino capace non resta che capire prima di affrontare in duello l’avversario per identificare la strategia di sopravvivenza.

 

NOTA: il testo non fa alcun riferimento a fatti o persone reali.

SEN, ovvero Strategia Energetica Nazionale – Parte Due

 

In questa seconda parte di articolo faremo una valutazione dei pareri ricevuti da alcuni dei principali interlocutori che si sono espressi sulla SEN, partendo dall’Autorità che vigila sui prezzi dell’energia nel mercato elettrico.
AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato o Antitrust,http://www.agcm.it/)
Apprezza innanzitutto  l’approccio che è stato utilizzato, dopo anni di totale silenzio in materia, dando su molti punti un parere strutturato e chiaro, con un equilibrio dovuto al ruolo ricoperto ma che di fatto bada al sodo: valutare il costo dell’energia ipotetico futuro.

Focalizzandosi soprattutto sull’efficienza energetica, esprime un parere in merito ai processi autorizzativi delle infrastrutture, con l’intento di portare sotto il controllo dello Stato centrale il potere decisionale, lasciando il compito ad assemblee consultive e divulgative l’onere di verificare sul territorio le reazioni della cittadinanza. Un po’ blando come sistema partecipativo delle scelte che impattano, la storia insegna, molto da vicino la gente comune.

Sui passaggi relativi ad mercato europeo elettrico ed il cosiddetto “HUB del gas” italiano, matura interessanti posizione in merito a fare dell’Italia un HUB del gas: se porta effettivi benefici in bolletta ed è condivisa a livello europeo allora l’approccio è sensato, poiché di fatto anche altri membri dell’unione ne sarebbero coinvolti per un beneficio generale e condiviso.

Tutto questo inserito all’interno di un mercato elettrico europeo che pare possa vedere le prime luci nel 2014.

Il mercato europeo può rappresentare la svolta in termini di riequilibrio dei prezzi di mercato, L’autorità suggerisce anche modalità di compravendita diverse del gas, all’interno degli scambi di mercato del gas appunto. La posizione favorevole alla creazione di stoccaggi con lo scopo di creare dei flussi di gas “nord-sud” e verso i paesi limitrofi sono sottesi ai punti di cui sopra, ovvero la valutazione deve essere ormai di respiro europeo.
Quanto è importante avere una rappresentanza politica forte nell’Unione europea tanto ora forse ci rendiamo conto che, non avendola, non riusciamo ad imporre alcuna scelta che porti benefici innanzitutto al nostro paese. In via generale convengono con alcune linee guida indicate dalla SEN come le politiche di incentivazione e le disfunzioni della rete di trasporto, da rivedere in ottica di efficentamento.
Forte la valutazione sul prospettato mix energetico: nel 2020, quasi tutta l’energia elettrica italiana sarà prodotta da gas naturale ed energia rinnovabile, stando alla SEN ovviamente. Quest’ultima dovrebbe coprire il 38% del fabbisogno elettrico, rispetto al circa 27% attuale; il gas dovrebbe coprire un ulteriore 38%, rispetto all’attuale 45%, con il restante 24% coperto da carbone (14%) ed import (10%). Non pare all’Autorità che dato questo mix produttivo, si possa prevedere una sostanziale riduzione del prezzo dell’energia elettrica in Italia a meno di non ottenere risultati straordinari sul fronte della diminuzione del prezzo del gas naturale, obiettivo improbo.

Indispensabile infine per l’AGCOM intervenire sui recenti impianti a ciclo combinato a gas, nuovi, numerosi ed oggi praticamente fermi per sovracapacità produttiva e prezzo non competitivo dell’energia prodotta con il gas.

 

Le Regioni.

Hanno un approccio critico perché non vi sono piani di azione concreti all’interno della SEN. Non vi è integrazioni con il PAN (Piano di Azione Nazionale) e il PAEE (Piano di Azione Efficienze Energetica). Non sono citate o ipotizzate le necessarie manovre fiscali per rendere attraente e incentivante l’investimento nel rinnovabile, anzi, qui solleva un tema aperto sul conflitto tra rinnovabili e settore agroalimentare: i recenti ed ampi investimenti in produzione eolica e fotovoltaica, soprattutto quest’ultima, sono andati in conflitto con le necessità di disporre di aree agricole. Inoltre mancano indicazioni concrete e solide sul credito: efficienza energetica e fonti rinnovabili sono fortemente condizionati da investimenti che ad oggi, per la penuria di capitali disponibili, sono a forte rischio.

Levate perplessità anche dagli aspetti di politiche integrative tra Stato e Regioni lamentando l’eccessivo abuso di aree per fonti rinnovabili laddove gli spazi non lo consentirebbero. Viene poi citata la Sardegna che soffre la cronica assenza di fornitura di gas, con tutte le limitazioni che ne conseguono: su questo le Regioni colgo favorevolmente il progetto Carbosulcis (estrazione e lavorazione del cosiddetto “carbone pulito” tramite la “cattura della CO2).

Le Regioni guardano con favore alle strategie quali puntare fortemente sull’efficienze energetica e le energia rinnovabili, sono perplesse sullo scarso orizzonte temporale della strategia, dubbiose quindi sul concetto di HUB europeo. Contrarie ai percorsi di ricerca ed estrazione idrocarburi sul nostro territorio, rilevano nelle “smart grid” un passaggio importante insieme ai sistemi di accumulo che stanno lentamente prendendo piede.

Veniamo alle associazioni del mondo dell’impresa.

Confindustria ANIE lancia una proposta molto chiara: sostituire il parco elettrico esistente, sia in ambito industriale che nell’edilizia, cioè mettere in atto un grande piano di efficentamento energetico per rimettere immediatamente in moto il sistema produttivo del Paese
AiCARR, l’Associazione italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento, Refrigerazione, si concentra sugli edifici terziari.
In questi edifici – spiega – caratterizzati da carichi endogeni rilevanti, un eccessivo livello di isolamento porta ad un aumento dei consumi per la climatizzazione estiva, spesso superiore al risparmio energetico ottenuto nel periodo di riscaldamento. È quindi necessario – secondo AiCARR – intervenire sull’involucro per limitare gli apporti solari estivi e utilizzare sistemi di climatizzazione gratuita o ad altissima efficienza.

ANIT, Associazione nazionale per l’isolamento termico e acustico, chiede di favorire la riqualificazione energetica degli edifici esistenti, puntando sulla riduzione deiconsumi di energia e non solo sulla diversificazione dell’approvvigionamento.

La proposta di Confindustria FINCO, la Federazione delle industrie dei prodotti, impianti e servizi per le costruzioni, riguarda il “nuovo” bonus del 55% per la riqualificazione energetica, da sfruttare a piene mani per incentivare gli investimenti in questo ambito.

Queste delle imprese sono un sottoinsieme dei vari pareri ma risulta interessante notare come sostanzialmente rilevano in modo concorde che è sull’efficienze energetica su cui si deve puntare. Ne consegue che anche la SEN, deve essere fortemente rivista alla luce di questa considerazione.

Infine, il parere di chi scrive, in alcuni sintetici punti:

–      Rivedere la SEN con una pianificazione al 2050, utilizzando PAN e PAEE con obiettivi quinquennali misurabili

–   Insistere con molta più intensità sull’efficentamento energetico a partire dalle linee di trasmissione e distribuzione, dove alcune stime parlano di perdite oltre il 20% dal produttore al consumatore. Per poi arrivare al domestico, tramite incentivi e sgravi fiscali, sia dallo Stato centrale, che dalle Regioni e le amministrazioni locali, senza tralasciare la gestione dei rifiuti che deve essere parte integrante della strategia in questione.

–        Sulle rinnovabili si può fare ancora moltissimo, anche e soprattutto sul domestico, per arrivare perché no all’eolico “off shore” con opportune regole e laddove compatibile con l’industria del turismo. Nel Nord Europa sono già realtà.

–        Se dalle importazioni di gas vogliamo avere una fetta importante della nostra dipendenza energetica, è indispensabile affrontare la questione a livello europeo, insieme al cosiddetto mercato elettrico europeo. Gli stoccaggi di gas vanno poi valutati insieme agli stati membri. Se vogliamo avere una Europa unita veramente, si passa anche dalla politiche energetiche.

–         Idrocarburi ed estrazione sul territorio italiano francamente possono dare poche risposte al futuro del paese e porre più problemi ambientali, con ricadute sulla salute, che benefici.

–    La Governance del sistema elettrico, anche tramite sistemi di controllo intelligente, è tecnicamente alla portata, non può che portare benefici.

Ora che si apre una nuova stagione politica e che ci sono nuove forze pronte a mettere in discussione vecchi dogmi, è possibile e doveroso riprendere in mano la pianificazione del sistema energetico nazionale.

SEN, ovvero Strategia Energetica Nazionale – Parte Uno.

 

 Il ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Corrado Passera, ha presentato lo scorso 16 ottobre 2012 la cosiddetta Strategia Energetica Nazionale (SEN) che, trattandosi di un atto di indirizzo, dovrebbe assumere la forma di un decreto ministeriale o del Consiglio dei ministri,peraltro l’articolo 7 del decreto-legge 112/2008, convertito dalla legge 133/2008, aveva attribuito al Governo il compito di definire una “Strategia energetica nazionale” intesa quale strumento di indirizzo e programmazione a carattere generale della politica energetica nazionale, cui pervenire a seguito di una Conferenza nazionale dell’energia e dell’ambiente, in cui allora conteneva anche un indirizzo programmatico verso il nucleare, fortunatamente abbandonato grazie al referendum del 2011.
Sottoposta nei mesi successivi dopo Ottobre ad una consultazione pubblica per tutti i soggetti interessati che volevano presentare le proprie osservazioni, effettivamente giunte, si è di fatto arenata a causa delle precipitose elezioni politiche del recente Febbraio e soprattutto dell’inadeguatezza caratterizzante deli governi che si sono avvicendati negli ultimi 20 anni.
L’iniziativa del Governo Monti, sebbene contenga delle linee guida anche discutibili, costituisce un elemento importantissimo, anzi direi fondamentale,  in quanto in Italia l’ultimo documento strategico programmatico sul comparto dell’energia risale al Piano Energetico Nazionale del 1988.

Il ritardo e soprattutto l’assenza di una strategia energetica aggiornata è vergognoso per un paese evoluto come dovrebbe essere il nostro, non affrontare in modo programmatico ed organico la questione energetica è come partire in macchina senza disporre dell’indicatore di benzina: il rischio è trovarsi improvvisamente “fermi” con un decine di milioni di abitanti, contro i 3 o 4 passeggeri della macchina. Dopo il referendum sul nucleare degli anni 80’, si è assistito ad un totale disinteresse alla pianificazione energetica e solo ora, con le ormai evidenti lacune di programmazione, è stata ridata la dovuta importanza ad una pianificazione di questo genere.

Prezzi elevati, carico fiscale eccessivo e carenza infrastrutturale costituiscono un peso eccessivo sia per le famiglie che per le imprese. Quest’ultime, in particolare, che vivono per lo più di esportazioni, si trovano costrette a competere ad armi impari con i gli altri competitors europei e mondiali in decisa posizione di sfavore: quanti esempi potremmo fare sulla questione del costo dell’energia che rende le nostre imprese meno produttive rispetto ad aziende estere, di cui avevo fatto cenni già in un mio precedente articolo…LEGGI

 

A ciò si aggiunge la mancanza di sicurezza degli approvvigionamenti. La dipendenza energetica dall’estero è infatti preoccupante. L’84% del fabbisogno energetico italiano è coperto da importazioni. Il dato si confronta con una quota di importazioni medio nell’Europa a 27 significativamente più basso, pari al 53%.

Per quanto riguarda le bollette, inoltre, si arriva a pagare rispetto ai paesi europei concorrenti fino al 40% in più sull’elettricità e il 20/25% in più sul gas. Costi che dipendono solo in parte (circa il 40/50%) dal prezzo della materia prima, il resto è dovuto alle tasse e ad altri oneri di sistema (tra questi gli incentivi al fotovoltaico costituiscono la voce più cospicua).

 

In cosa sostanzialmente consiste il documento? E’ di fatto un piano di sviluppo e di gestione del sistema di approvvigionamento, produzione e “consumo” dell’energia, che individua quattro obiettivi principali, sostanzialmente condivisibili:
1. ridurre significativamente il gap di costo dell’energia per i consumatori e le imprese;
2. raggiungere e superare gli obiettivi ambientali definiti dal Pacchetto europeo Clima-Energia 2020 cosiddetto “20-20-20”;
3. continuare a migliorare la nostra sicurezza di approvvigionamento;
4. favorire la crescita economica sostenibile attraverso lo sviluppo del settore energetico.

Per il raggiungimento di questi obiettivi, sono state individuate nella SEN sette priorità d’azione che, invece, possono essere discutibili, in alcuni punti estremamente discutibili:


1. la promozione dell’efficienza energetica;
2. la promozione di un mercato del gas, promuovendo per l’Italia il ruolo di principale Hub sud-europeo;
3. lo sviluppo delle energie rinnovabili;
4. lo sviluppo del mercato elettrico;
5. la ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione dei carburanti;
6. lo sviluppo della produzione nazionale di idrocarburi;
7. la modernizzazione del sistema di governance.

Come detto mentre i 4 obiettivi di indirizzo sono condivisibili i 7 punti di azione lo sono meno, non affrontano dovutamente alcuni temi come la microgenerazione, si risparmiano sull’efficienza energetica, rimandano ad una nuova stagione di perforazioni per estrazione di petrolio in Italia, anacronistica, peraltro stimato in quantitativi poco incidenti per una programmazione a medio-lungo temine, danno inoltre una fortissima enfasi alle importazioni di gas, poco affidabili tanto quanto il petrolio sia per ragioni geopolitiche, sia perché di fatto ci rendono ancora troppo dipendenti sia perché francamente i depositi di gas artificiali nelle viscere della terra mi preoccupano parecchio, soprattutto se prospettati in zone sismiche (vedi Emilia Romagna).

Nella prossima parte dell’articolo faremo una panoramica delle principali osservazioni ricevuta dal Governo sulla SEN da parte di associazioni, enti e imprese per darne una lettura completa: è chiaro che qualunque soggetto ora si appresti a governare ha il dovere di dare un indirizzo strategico sostenibile, e che risponda alle esigenze di un paese che deve crescere, non decrescere.

Villapiana non fa più paura.

Il titolo non rende merito al quartiere in cui vivo, che peraltro lungi è dall’essere un quartiere che fà paura, piuttosto nasconde una velata lezione ironica colta nella recente tornata elettorale nazionale.

Si, diciamolo pure, senza nascondersi, il clamoroso successo del Movimento 5 Stelle da un lato, insperato per chi lo vive e imprevisto per chi lo guarda distrattamente,  dall’altro trova conferma di come vi sia stato un crollo eclatante nel partito “re di cuori” PD, che cavalca la scena nostrana da anni, decenni forse. Alcuni esponenti di spicco dell’amministrazione savonese non sono riusciti a cogliere il dato, stando almeno alle loro dichiarazioni rese ai giornali, eppure i numeri parlano chiaro ed i cosiddetti politici di professione, attenti al loro ruolo di governo per definizione al fine di autoalimentare il proprio operato, rischiano di essere messi in forte difficoltà nei mesi futuri. Spiace, non troppo.

Peraltro sui dati hanno forse  commesso qualche errore perchè in alcuni comuni limitrofi come Quiliano e Vado il PD non è più il primo partito, dove lo è rimasto siamo al limite delle manciate di voti, se la matematica non è un’opinione.

La questione poi, tornando al titolo, si è vissuta ed affrontata allo stesso modo nel quartiere più popoloso di Savona, nota roccaforte della sinistra dove vi sono sezioni locali del PD o di partiti ancor più nostalgici della sinistra stessa, trovano, anzi trovavano, nel quartiere linfa vitale che garantiva certezze nelle tornate elettorali, amministrative e non. Un pò come avere a disposizione un giocatore di “quantità” che ti garantisce sempre come minimo una prestazione da 6,5 in pagella: invece a questo giro, per il PD, il quartiere ha chiesto il cambio e ha fatto entrare un nuovo giocatore, il Movimento 5 Stelle. Fresco, tonico, con voglia di fare, tutti i requisiti per sfondare ci sono, attendiamo la convocazione come titolare in nazionale, ormai prossima visto il risultato complessivo. Voto 7,5, per ora, ma il “ragazzo” è in deciso progresso.

Facciamo un pò d’ordine: il quartiere di Villapiana è “di sinistra”, nell’accezione classica del termine, per tanti motivi, incidono sicuramente pezzi di storia come la presenza che fu della Magrini, le case popolare, la stessa connotazione urbana “popolare”, ma già alle elezioni amministrative vi fu un risultato importante del M5S, ma un’attenta analisi di chi studia i fenomeni politici e gli orientamenti di voto, avrebbe dovuto intercettare con facilità il fermentare di un malcontento evidente sull’operato della giunta Berruti, allora prossima alla riedizione , che con un approccio diverso poteva essere “gestito” tramite un cambio di rotta drastico sulla propria politica amministrativa, o ignorato. Come infatti è stato.

In pieno stile da “smacchiatore di giaguari” l’operato dell’amministrazione ha lasciato alla comunità un’approccio cieco ai bisogni dei cittadini e ai segnali che tramite il meccanismo democratico gli stessi hanno evidenziato, nei fatti è all’evidenza di tutti e sono con presunzione etichettati come “coloriti” problemi ma nulla più. Il Movimento 5 Stelle cresce ovunque, con l’idea di un movimento liquido che ormai è una realtà consolidata e alle elezioni della scorsa settimana, proprio la Liguria, con il savonese,  ha consegnato all’Italia uno dei migliori risultati elettorali del M5S a livello nazionale.

La dichiarazione del Sindaco Berruti, ripresa anche da alcuni blogger come Marco Preve, stride con altre della stessa parrocchia che almeno provano a dare una lettura più rispettosa dell’opinione di decine di migliaia di elettori; per il Sindaco il Movimento 5 Stelle è sempre una colorita  problematica, forse sta predisponendo un innovativo preparato “smacchiatore” miracoloso,  non essendo di corrente “bersaniana” avrà altre pozioni a disposizione, ma viste le premesse ci sono tutti gli ingredienti perchè il risultato finale sia il medesimo, basta attendere. Non è certo un semplice voto politico nazionale con un dato così sensibile che può incidere su una giunta così solida, che non indietreggia ma avanza, con proposte innovative: PUC, oneri di urbanizzazione …..adesso non mi viene in mente null’altro ma sicuramente è per mia ignoranza.

E a Villapiana cosa è accaduto? Nulla ovviamente, gli elettori si sono semplicemente messi in discussione, come tutte le persone dotate di buon senso che con il raziocinio, senza preconcetti, ragionano sui contenuti programmatici e sull’operato del quale ora chiedono conto: il quartiere ha problemi, il quartiere vuole aiuto, ha bisogno di sicurezza, ci sono problemi sociali, di integrazione, il quartiere è il più popoloso della città, il quartiere ha un folto numero di elettori… ma non c’è risposta da Piazza Sisto, ci sono strade congestionate, problemi di parcheggio, inquinamento atmesferico, a tal proposito mi pare di ricordare sfiori dei limiti di emissione misurati dalle centraline ARPAL, ma si pensa ai Crescent, a nuove e mirabolanti opere di ediliza privata, mentre a Villapiana ci sono piccoli grandi problemi quotidiani. Della serie facciamo le grandi opere, poi non riusciamo ad avere un treno in orario e la certezza dell’arrivo a casa.

I recenti manifesti trovati appesi nelle strade di quartiere nella scorsa settimana sono uno dei tanti segnali che il quartiere sta inviando, inascoltati da lungo tempo, male per i cittadini, bene per chi sa attendere.

Villapiana non fa più “paura” per chi ha voglia di rinnovamento, forse ora fa “paura” agli altri.